Allontanamento dei minori: perché il video non va bene

E' stato uno scandalo a tutti i livelli, quello del mese scorso, scaturito dalla vicenda del bambino padovano, allontanato a peso dalla scuola, per via di un provvedimento che lo vuole diviso dalla madre.
Lo scandalo è stato sviluppato con una notevole rimarcatura mediatica, che è a sua volta al centro di un micro scandalo. Non si difende il diritto del minore ad avere un trattamento dignitoso, intaccando lo stesso diritto a non essere mercificato come prodotto editoriale.
L'informazione ha l'obbligo di descrivere quello che accade nella società, ma non per questo ha il diritto di mettere a disposizione dei materiali che fra qualche anno, oltre che essere di fatto un vissuto pesante che il bimbo vive attualmente, saranno un documento che per tutta la vita metteranno questo povero bambino nella situazione di doversi spiegare con amici, conoscenti, datori di lavoro, riconoscendosi e essendo così impossibilitato di dimenticare l'accaduto, come invece sarebbe e sarà suo diritto.
Non si mette in dubbio la onestà intellettuale del riportare fedelmente la notizia, bensì la ingenuità nell'andare a sommare un procedimento giudiziario a un tribunale mediatico popolare, che conosce solo il fatto in video e non conosce la situazione pregressa. Pazienza se la gogna mediatica coinvolge attori e politici, ma un bambino proprio no. Tantomeno se già è una vittima. Non si parlava di bullismo e di teppismo, ma di vita privata.
In questo caso si può parlare a pieno titolo di strumentalizzazione, certamente involontaria, dell'uso dei mass-media. Che cosa ci faceva una telecamera proprio lì, nel momento dell'allontanamento del minore? Difficile credere che sia stato una coincidenza fortuita per denunciare improbabili abusi ripetuti e mettere in dubbio la autorevolezza del Tribunale dei Minori.