Adriano Olivetti e la macchina per scrivere

Descritto come una figura molto peculiare e poliedrica, Adriano Olivetti fu non solo imprenditore ma anche uomo di cultura, politico, intellettuale, editore ed urbanista. Oggi 11 Aprile si ricorda l’anniversario della sua nascita. La passione per l’ambiente industriale la emula dal padre Camillo che da buon ingegnere fonda la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Con il passare degli anni, Adriano Olivetti cerca di caratterizzare la fabbrica sulla base di uno spirito di tradizione e di eccellenza verso il design tanto che decide di farsi affiancare nell’azienda da grafici, pittori, architetti, scrittori e pubblicisti, per ricoprire un ruolo attivo nella progettazione dei prodotti e nella comunicazione grafica e pubblicitaria. Ad ogni modo, la macchina per scrivere ha origini più remote. Nasce infatti verso la fine del XIX secolo e si distingue per essere stata uno dei primi dispositivi di largo utilizzo per la rapida redazione di documenti in formati standardizzati. Come ogni invenzione che si rispetti, vari sembrano essere i padri della macchina da scrivere. Nulla è certo, ma è probabile che più menti abbiano lavorato alla stessa idea nello stesso periodo inconsapevolmente senza conoscersi tra loro. Forse, la prima vera macchina da scrivere è stata realizzata dal novarese Giuseppe Ravizza nel lontano 1846 a puro scopo umanitario. Infatti, l’inventore voleva dotare i ciechi di uno strumento per scrivere. In seguito, nel 1855 l’invenzione fu brevettata come “Cembalo scrivano.”